Sentiero Francescano della Pace
Per la cartina del "sentiero": www.caigubbio.it
per maggiori informazioni: www.ilsentierodifrancesco.it
Molte volte nella sua vita san Francesco (1182-1226) si è recato da Assisi a Gubbio e alla Verna. Il Sentiero da Assisi a Valfabbrica a Gubbio rievoca nel loro insieme le occasioni di questi viaggi, ma in particolare cerca di riassumere, nei termini della "conversione" del suo protagonista, il profondo significato di un cammino per Gubbio iniziato da san Francesco tra il febbraio e il marzo del 1206. In quell'anno, la sua rinuncia a tutti i beni terreni era appena avvenuta ed era stata quell'autentica "spoliazione" di fronte al vescovo della città e al padre, Pietro di Bernardone, che Giotto ha ritratto così efficacemente.
La citazione in giudizio di fronte al vescovo, promossa dal padre, era stata, per il giovane Francesco, una provocazione molto propizia. Da tempo, infatti, egli "sentiva di avere scoperto il tesoro nascosto e, da mercante saggio, si industriava di comprare la perla preziosa, che aveva trovato, a prezzo di tutti i suoi beni". L'acquisto del diadema più luminoso, la povertà, era dunque stato possibile solo qualche giorno prima della sua partenza dalla città. Per assistervi, il popolo dileggiante di Assisi si era radunato intorno al suo vescovo Guido e, per la prima volta dopo la conversione di Francesco, non aveva insultato per strada il giovane coperto di cenci, ma era ammutolito davanti ai suoi gesti lenti, immediati e sicuri benché scanditi dalle rigide regole del processo.
Un atto "carico di un significato misterioso" era apparsa a tutti la sua "spoliazione" ed egli non avrebbe mai potuto, in quel momento, renderla più comprensibile. Fra le ricchezze alle quali aveva rinunciato vi era quella della "parola convincente"; d'altra parte, il tesoro celeste della povertà lo portava verso derive alle quali era estraneo il progredire del tempo e ogni sua concreta implicazione.
L'unico ponte non tagliato fra l'immenso e la terra era rappresentato dal canto: "Vestito di cenci, colui che un tempo si adornava di abiti purpurei, se ne va per la selva, cantando le lodi di Dio in francese". Il suo viaggio fuori di Assisi è cominciato con tale partecipazione spirituale che nessuna contingenza - né di spazio né di tempo? gli è associabile. La stessa persona fisica di Francesco può tenere dietro al vortice dei passi spirituali solo sopraffacendosi col canto, sopravanzandosi con la melodia estesa della purezza interiore.
Servirà però ancora, in questo viaggio, la "parola convincente". Essa dovrà essere ripristinata, perché chi assale Francesco ne ha ancora bisogno, ma allora fiorirà nel codice medievale la pianta rampicante dell'ascesa celeste: "Sono l'araldo del Gran Re". E servirà ancora sottomettersi alla scansione del tempo, che progredisce pigra e malevola nel contatto con monaci inselvatichiti da privazioni mal tollerate.
Mentre ridà concretezza all'agire di Francesco, il viaggio - nel racconto dei biografi - si scopre come orientato a una meta. Così, in un certo senso, il cammino ha termine, a Gubbio, quando avviene l'incontro tra il Santo e il suo amico di un tempo. Comincia però proprio allora quelI'impegno verso i lebbrosi che dimostra come il compimento di un così lungo tragitto coincida non tanto con un'ospitalità ricevuta da Francesco quanto con quell'assistenza che egli da allora comincia a dare a chi, molto più di lui ammalato, ne ha bisogno.
Come si può vedere, le Fonti francescane non individuano un itinerario, ma descrivono il comportamento spirituale del Santo ed episodi accadutigli lungo il percorso da Assisi a Gubbio. Solo la ricerca storica - quella di Arnaldo Fortini in particolare - ha potuto ricostruire questo percorso (identificato con la via medievale per Valfabbrica) e renderlo attendibile come quello con molta probabilità compiuto dal Santo a partire dal 1206.
È questo lo spirito con cui abbiamo ridisegnato il Sentiero, senza la presunzione, cioè, di avere riportato alla luce il tracciato della via medievale, ma con la consapevolezza di avere utilizzato la documentazione storica che lo riguarda in modo tale da ricollegare sempre alla sua "virtualità", in mezzo ai boschi e sull'alto delle colline, accanto al Chiascio e lungo i tanti torrenti, episodi e monumenti della vita di san Francesco in grado di parlare ancora molto all'uomo d'oggi.
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