" Omaggio ad Alan Caiger-Smith maestro del Lustro".
Sala dell'Arengo, Palazzo dei Consoli, GUBBIO
dal 6 settembre 2008 all' 11 gennaio 2009
Fino al 2 novembre: Apertura dal lunedì alla domenica, ore 10-13 / 15-18
Dal 3 novembre: Apertura dal lunedì alla domenica, ore 10-13 /14-17
Presenti:
- artisti delle città di Deruta, Gualdo Tadino e Deruta con opere nella mostra
- tributo ad Alan Peascod
Omaggio ad Alan Caiger-Smith
Ettore A. Sannipoli
Alan Caiger-Smith e Gubbio
Alan Caiger-Smith è nato a Buenos Aires nel 1930. Dopo gli studi alla Camberwell School of Art and Crafts e alla Central School of Art and Design di Londra, nonché al King’s College di Cambridge, ha fondato nel 1955, assieme a Geoffrey Eastop, la Aldermaston Pottery nel Berkshire, producendo per lungo tempo maiolica con altri ceramisti (in buona parte suoi assistenti ed allievi) attivi in questa nota manifattura.
I lavori di Caiger-Smith, presenti in gran numero nei musei inglesi e di altre nazioni europee, oltre che in raccolte pubbliche americane ed australiane, risultano facilmente riconoscibili sia per le peculiarità tecniche - l’autore, come detto, predilige la maiolica a lustro di cui ha elaborato particolari e raffinatissime versioni - sia per il dinamico stile ‘orientaleggiante’ contraddistinto da decise e calibratissime pennellate. Oltre all’attività di ceramista, molto apprezzate risultano le sue pubblicazioni, specialmente il volume Lustre Pottery. Technique, tradition and innovation in Islam and the Western World (Londra 1985, II ed. 1991), che rappresenta una vera e propria pietra miliare in materia di lustri metallici.
Era logico, anzi naturale, che Alan Caiger-Smith e Gubbio prima o poi si sarebbero incontrati. Nel novembre del 2005 Caiger-Smith fu invitato a presentare due relazioni al Simposio Internazionale Mastro Giorgio da Gubbio: Arte, Scienza e Tecnologia delle Maioliche a Lustro, promosso dal Comune di Gubbio e dall’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Approfittando di questo suo soggiorno eugubino, Caiger-Smith ha avuto modo di attuare un interessante e fattivo scambio di esperienze con ceramisti del posto, in primo luogo con Giampietro Rampini che lo ha invitato nel suo studio d’arte ceramica per una sperimentazione comune di tecniche della maiolica a lustro.
Le peculiarità stilistiche e tecniche di Alan Caiger-Smith si possono riscontrare nelle opere che il nostro artista ha deciso di esporre nella presente occasione, provenienti in buona parte dal suo ultimo forno (2006) ma pure da precedenti cotture. Infatti in molte di tali ceramiche il lessico ornamentale di Caiger-Smith rimanda all’Oriente e all’Islam, nel largo e dinamico calligrafismo di pennellate che formano motivi d’ispirazione fitomorfa, tendenti ad un’astratta semplificazione formale. Segni e stilemi vengono però mediati culturalmente da una sensibilità moderna, che tiene conto di tendenze e movimenti otto-novecenteschi: dagli Arts and Crafts al japonism dell’Art Nouveau, dagli esiti anglo-nipponici di Bernard Leach all’informale Zen di Mark Tobey e di altri artisti del secondo dopoguerra (solo per stabilire alcuni riferimenti). Al fiammeggiante manifestarsi del fuoco alludono le rutilanti cangianze dei lustri metallici, che Caiger-Smith riesce a declinare in una ricca varietà di toni, con degli effetti ‘vapoured’ originanti un lucente alone del loro contorno.
Nove ceramisti umbri
Per espressa volontà di Caiger-Smith, l’esposizione dei suoi lavori è stata affiancata da quella di opere di ceramisti locali che praticano la maiolica riverberata. Un confronto proficuo, anche ai fini di valutare quella «vitalità perenne del lustro» che sembra prefigurarsi come uno dei tratti salienti della nostra produzione regionale.
Traendo spunto dalle tre lettere dell’acronimo ACS (Alan Caiger-Smith), si è deciso di articolare sul numero tre questo confronto con i ceramisti umbri, il quale avviene in una città ove il tre, numero di universale valore simbolico e magico-religioso, assume una valenza del tutto particolare, considerata la sua ricorrenza nei testi delle Tavole Eugubine ma anche la sua estrema evidenza in riti ancora vivi come la Corsa dei Ceri. Sono stati, dunque, selezionati operatori delle tre città umbre di antica tradizione ceramica nelle quali si è praticata la maiolica lustrata: Deruta, Gualdo Tadino e Gubbio. Per ognuno di questi centri sono stati scelti tre ceramisti, ognuno dei quali presente in mostra con tre opere.
Deruta: Giulio Busti, Patrizio Chiucchiù, Marino Ficola.
Gualdo Tadino: Graziano Pericoli Maurizio Tittarelli Rubboli, Ceramica “Vecchia Gualdo”.
Gubbio: Lucia Angeloni, Katia Baldelli, Giampietro Rampini.
Tributo ad Alan Peascod
Quando Alan Peascod ci ha lasciato, l’11 gennaio del 2007, è stato un giorno di lutto per i molti eugubini che l’avevano conosciuto. Alan era venuto la prima volta a Gubbio nel 1999, in occasione della mostra Vitalità perenne del lustro, nella quale aveva presentato le sue opere assieme a quelle di altri ceramisti italiani e australiani. Poi nel 2002, su invito dell’Associazione Maggio Eugubino e grazie al contributo di Giampietro Rampini, Peascod ha partecipato alla mostra Brocche d’Autore, interpretando l’accattivante tema delle brocche dei Ceri. Nello stesso anno fu organizzata una sua personale nel Villino di Parco Ranghiasci. Allora Peascod ebbe modo di mostrare agli eugubini una scelta significativa della sua variegata produzione: egli padroneggiava, infatti, le tecniche più disparate della ceramica, armonizzando con naturalezza spunti tratti da repertori antichi e da esperienze moderne.
Nella sua lunga carriera ha avuto modo di approfondire diversi filoni di ricerca, legati all’uso di materie come la maiolica (policroma, lustrata, riflessata), il grès, la porcellana. Immagini plastiche di gusto moderno, piatti d’ispirazione rinascimentale, vasi orientaleggianti, preziose bottiglie fatte di oro e di smalti: in ognuno di questi filoni è riconoscibile la sua inconfondibile mano, al pari della sua grande esperienza.
Dei lavori di Alan Peascod esposti nella mostra al Villino di Parco Ranghiasci, presentiamo in questa circostanza una selezione che comprende maioliche contraddistinte dalla magia delle cangianze metalliche, sia quelle d’ispirazione mediorientale che le corrispettive italiane: baluginii e iridescenze che l’artista australiano ha avuto modo di ottenere, in buona parte, durante il soggiorno eugubino nello studio d’arte ceramica del suo amico Giampietro Rampini.
I piatti e i vasi dei due Alan avranno modo così di confrontarsi ancora una volta, come già era accaduto, con meraviglia del riguardante, sulla copertina e sulle pagine di Lustre pottery. In preparazione di questo prezioso manuale, tra i due grandi ceramisti si erano verificati «enjoyable exchanges of knowledge and working methods»: lo asserisce lo stesso Caiger-Smith, che riserva uno speciale ringraziamento a Peascod per tali scambi di conoscenze, ma anche «for his dynamic approach to new possibilities of lustre technique and design». |