| CHE
COSA CI INSEGNA LA SCOMPARSA DEI DINOSAURI
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Tuttavia Walter Alvarez e Frank Asaro
ribadiscono: «La chiara distribuzione globale
dell’anomalia dell’iridio, del quarzo con
struttura da shock e delle sferule basaltiche è
una prova significativa che esclude il vulcanismo e
dà sostegno all’ipotesi dell’impatto…Nondimeno,
le enormi eruzioni che crearono i trappi del Deccan
sono avvenute durante un periodo che comprende l’estinzione
contrassegnata dal limite K-T…Pare possibile che
un impatto abbia innescato il vulcanismo dei trappi
del Deccan. Se un corpo di enormi dimensioni colpisse
la Terra, il cratere iniziale sarebbe profondo 40 chilometri
e il venir meno della pressione farebbe fondere le rocce
del sottostante mantello. Tuttavia anche i massimi vulcanologi
trovano molto arduo spiegare in dettaglio come un impatto
potrebbe innescare effusioni basaltiche su vasta scala».
Concludono Alvarez ed Asaro riferendosi ai sostenitori
delle due ipotesi: «Si va a nostro avviso si schemi
di tipo hegeliano: si pongono una tesi(l’impatto)
e un’antitesi(il vulcanismo) in cerca di una sintesi
ancora tutta da definire».
Nessuno degli scienziati di cui abbiamo riportato teorie
ed esperimenti (per lo più attraverso le loro
stesse parole) ci ha dato la certezza sull’evento
misterioso che causò la scomparsa dei dinosauri.
Vero è che tale scomparsa ci offre numerose lezioni
e spunti di riflessione.
Il dr. Giancarlo Ligabue, paleontologo veneziano laureato
alla Sorbona, che ha fatto della paleontologia la sua
ragione di vita, fondatore del Centro studi e ricerche
«Ligabue», è un infaticabile ricercatore
di resti di dinosauri che ha promosso ed organizzato,
come è noto, numerose spedizioni in diverse parti
del mondo, l’ultima delle quali quella italo-francese
realizzata nel 1991 e da lui guidata nel deserto dei
Gobi in Mongolia, e autore di numerose ed importanti
scoperte (il dinosauro più piccolo del mondo,
dalle dimensioni inferiori ad una gallina , si chiamerà
Ligabuino Andesi). Ad un giornalista che gli ha chiesto,
in un’intervista, se la vicenda dei grandi rettili
ci insegna qualcosa, ha così risposto: «I
motivi della loro estinzione fanno riflettere sulle
nostre possibilità di sopravvivenza. Una delle
cause fu probabilmente un processo di involuzione genetica:
quando una specie si evolve troppo e occupa tutte le
nicchie ecologiche, la natura mette un autoregolatore:
riduzione della fertilità, malattie, aumento
dell’immunodeficenza Fenomeni che notiamo anche
nell’uomo». E allo stesso giornalista che
gli ha chiesto, più avanti : «Che cosa
la emoziona di più nelle spedizioni?»,
Ligabue ha risposto : «Il ritrovamento è
sempre un fatto straordinario. E’ inspiegabile
quello che si prova, dopo ore di arrampicata in una
valletta stretta, col caldo che fa girare la testa,
nel trovare un nido di uova poterle osservare e toccare.
Uova di 70 milioni di anni fa!E’ un tempo inconcepibile,
una sfida all’eternità.
Ed è inquietante scoprire come a intervelli di
milioni di anni sono accaduti eventi epocali che hanno
modificato e trasformato l’intera vita del pianeta.
L’evoluzione naturale è fatta di architetture
straordinarie.In tutto questo c’è molto
di più del significato scientifico. Chiuso il
libro, l’uomo si mette a pensare. Sorgono mille
domande: da dove veniamo? Verso cosa andiamo? Perché,
fra tanti primati, l’uomo, e solo l’uomo
ha vinto la corsa?»
Il premio Nobel Emilio Segrè nel 1985 traeva
dalla catastrofe dei dinosauri un monito della Natura.
Egli scriveva testualmente: «Vari scienziati che
si occupano di conseguenze di una guerra atomica su
larga scala hanno cercato di analizzare tra i risultati
di questa catastrofe l’effetto del fumo e di grani
di detriti materiali trascinati nell’atmosfera
dalle esplosioni. Essi sono giunti alla conclusione
che ci potrebbe essere una prolungata occultazione del
sole portante a un forte abbassamento di temperatura
della superficie terrestre.
Ciò produrrebbe vastissime conseguenze biologiche.
Questo scenario va sotto il nome di inverno nucleare.
Una previsione precisa non è ora possibile e
si discute sulla estensione e sulla durata dell’oscuramento.
Tuttavia non c’è dubbio che si tratti di
roba grave su una scala globale.
Negli ultimi tempi si è anche parlato molto della
estinzione dei dinosauri che avvenne circa 60 milioni
di anni fa e che sembra sia dovuta alla caduta di un
meteorite sulla terra. Questo oggetto avrebbe prodotto
tanti detriti nell’atmosfera da oscurare il sole
per un tempo sufficiente a produrre terribili effetti
sulla fauna e sulla flora dei tempi, portando a estinzioni
di ogni specie.
Il primo indizio di questa causa per la catastrofe venne
da uno strato di argilla trovato a Gubbio che conteneva
tracce di iridio sospette di provenire da un meteorite.
Questo strato separa rocce precedenti e seguenti alla
estinzione dei dinosauri. Un complesso di argomenti
plausibili permette di attribuire lo strato a materiali
provenienti dall’urto tra terra e meteorite.
Lo strato trovato per la prima volta a Gubbio si estende
su tutto il globo e corrispondenti starti sono stati
trovati in località che vanno dalla Nuova Zelanda
alla Norvegia. Queste linee di investigazione sono ora
venute a una notevole confluenza. Recentemente tre investigatori
della Università di Chicago, Wolbach, Lewis e
Anders, hanno esaminato accuratamente strati di argilla
simili a quelli di Gubbio, trovati in Danimarca, Spagna
e Nuova Zelanda, e ci hanno trovato particelle di carbone
interpretabili come residui di fumo e della combustione
delle piante avvenuta all’epoca della fine del
Cretaceo all’impatto del meteorite. In quella
catastrofe si sarebbe quindi avuto qualcosa di simile
a un inverno nucleare, postulato per il caso di una
guerra atomica.
Non è facile confrontare.» concludeva Segrè
« le due catastrofi ma sembra che la Natura ci
abbia mandato un monito».
Fortunatamente l’ipotesi e il timore di una guerra
nucleare, dopo le ultime eclatanti vicende internazionali,
sembrano essersi allontanati e forse dileguati per sempre,
ma poiché l’uomo è , per dirla con
il poeta Salvatore Quasimodo sempre «quello della
pietra e della fionda» il monito indicato da Segrè,
che deriva dalla vicenda dei dinosauri, resta sempre
valido e c’è da sperare che gli scienziati
e i grandi della Terra ne tengano conto.
E’ significativo comunque che questi animali mastodontici
e terribili che hanno seminato sulla Terra per milioni
di anni paura, terrore e morte, possano essere ora,
proprio grazie alla loro estinzione, considerati come
«messaggeri di pace».
« La prova che un gigantesco impatto» scrivono
inoltre Alvarez ed Asaro «fu responsabile delle
estinzioni alla fine del Cretaceo ha definitivamente
reso degno di rispetto il punto di vista dei catastrofisti.
In futuro, geologi, liberi di pensare sia in termini
attualistici che catastrofici , avranno migliori possibilità
dei loro predecessori di comprendere appieno i processi
e la storia della Terra».
E’ bene ricordare che alla fine del diciottesimo
secolo, quando la scienza cominciava ad interessarsi
alla storia della Terra, si formarono due grossi correnti
destinate a durare nel tempo, quella dei catastrofisti
e quella degli evoluzionisti: i primi sostenevano che
l’evoluzione del pianeta fosse avvenuta attraverso
grandi eventi improvvisi; i secondi, invece, in termini
di cambiamento graduale.
Gli evoluzionisti trionfarono a tal punto che qualunque
tipo di catastrofismo veniva considerato come non scientifico.
«tuttavia»dicono Alvarez ed Asaro «
nell’Universo domina la violenza come l’Astronomia
ha dimostrato, e sta diventando finalmente chiaro che
la storia della Terra ha avuto i suoi episodi violenti».
Forse è proprio a quel catastrofico impatto che
65 milioni di anni fa portò alla estinzione dei
dinosauri, e di cui le rocce del Bottaccione serbano
memoria, che noi dobbiamo la nostra esistenza?
Se, infatti, fossero sopravvissuti i dinosauri, l’uomo
sarebbe comparso sulla terra? La scomparsa dei dinosauri,
come taluni scienziati sostengono, può aver dato
via libera all’evoluzione dei mammiferi che, altrimenti,
sarebbe stata soffocata dalla presenza dei grandi rettili.
La Gola del Bottaccione è stata chiamata «La
Gola dei Dinosauri» o «la Gola dell’iridio».
Ecco, quest’ultima definizione è propria
ed esatta; la prima non lo è, a meno che non
le diamo un significato molto lato.
Sia chiaro, infatti, che qui, in questa gola, di dinosauri
non si è trovata traccia; anche se essa, la gola,
da anni ha fatto parlare e discutere di queste «terribili
lucertole» in tutto il mondo e continuerà,
forse, a custodire per sempre, senza svelarlo, il mistero
della loro scomparsa.
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