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UNO SCENARIO APOCALITTICO

La caduta di un grande meteorite, secondo la teoria dell’impatto, avrebbe determinato una quantità di eventi sconvolgenti, sia immediati che a lungo termine, con la conseguenza della distruzione di interi ecosistemi e di innumerevoli forme di vita.
L’aspetto della Terra dopo l’impatto con il meteorite doveva essere davvero apocalittico: una immensa nube di polvere e fumi, causata da un’immediata vaporizzazione dell’acqua e delle rocce a causa dell’innalzamento della temperatura, sale fin nella stratosfera oscurando il sole, mentre terremoti e maremoti sconvolgono l’intero continente e gli habitat di tutto il mondo. Questi gli effetti immediati.
Quelli a lunga scadenza, poi, sarebbero stati ancora più disastrosi per la vita sulla Terra, come, ad esempio, la ricaduta delle polveri che ricoprivano la biosfera. Esse avrebbero determinato una cappa sull’intero pianeta originando un buio totale che avrebbe impedito la fotosintesi e provocato un notevole abbassamento della temperatura. A ciò sarebbero seguite piogge acide distruttive, incendi continui e, infine, uno strato compatto di anidride carbonica nell’atmosfera avrebbe determinato “l’effetto serra”. La conseguenza principale di questo impatto sarebbe stata, appunto, l’aver messo in crisi la fotosintesi clorofilliana e, quindi, molte catene alimentari: negli oceani, ad esempio, l’estinzione, quasi completa delle alghe microscopiche provocò la crisi biologica di animali maggiori come ammoniti e rettili marini. Anche le piante terrestri, per mancanza di luce morirono o fermarono la propria crescita e quando la polvere meteorica decantò, ripresero a vivere solo le piante che potevano riprodursi per semi o attraverso radici; chiaramente gli animali erbivori e carnivori legati a tale vegetazione scomparvero. Gli unici vertebrati terrestri, quali i mammiferi ancestrali che riuscirono a sopravvivere, si cibarono di insetti e piante in putrefazione.
Due emblematici superstiti dell’era dei dinosauri sono un animale e una pianta: l’opossum americano (Didelphis marsupialis) che è poco mutato dal periodo Cretaceo, tanto è vero che viene talvolta definito un “fossile vivente”, e la gingko biloba, gimnosperme originaria della Cina, dove sono stati rinvenuti fossili che risalgono all’era Mesozoica. Le foglie, flagellate, cioè a forma di ventaglio, con il margine superiore dentellato irregolarmente diviso a metà da una profonda incisione che la divide in due lobi (da cui appunto il nome biloba), differiscono assai poco da quelle fossili. Si può dire che questa pianta è sopravvissuta due volte perché poi è arrivata ai nostri giorni grazie alla coltivazione che ne hanno fatto i monaci.
« La base dell’Era Cenozoica» dice il geologo Alessandro Montanari che, come abbiamo accennato, ha studiato e lavorato per diversi anni presso l’Università di California a Berkeley «è caratterizzata da un’associazione poco differenziata di piccoli foraminiferi planctonici dai gusci semplici, non ornati, tra cui domina un foraminifero chiamato “Globigerina eugubina”, che prende il nome da Gubbio (‘Eugubium’). Ci vorranno almeno due milioni di anni perché da questi pochi superstiti emerga, per evoluzione specifica, un’associazione differenziata come quella che si osserva alla fine del Cretaceo.
Insomma, due milioni di anni per il ripristino dell’equilibrio bio-acologico dell’oceano». « La caduta costante di micrometeoriti sulla terra è un fatto» dice ancora Montanari. «La quantità di iridio presente nel K-T globalmente ci permette di stimare la massa dell’impattore che, piombando sulla terra alla velocità di circa 40 km al secondo, provocherebbe una esplosione da impatto equivalente a cento milioni di megatoni, cioè un’energia diecimila volte superiore a tutto il materiale nucleare oggi accumulato nel mondo, capace di produrre un cratere di circa 150-200 chilometri di diametro.
La totale scomparsa contemporanea di dinosauri in tutte le parti del mondo prova che non si trattò di un asteroide solo».
Del resto, la caduta di asteroidi sulla terra non è poi un fatto così raro nel tempo, ma, anzi, si può dire che sia sempre attuale.
Come qualcuno ricorderà, nel 1987 si era diffusa sulla stampa una notizia piuttosto allarmante: «Un asteroide ci distruggerà. Si chiama 1983 TV e incontrerà la terra nel 2115. si fanno tre ipotesi: distruggerlo, deviarlo o catturarlo» (un altro asteroide, battezzato Tutatis, nome ispirato ad un dio pagano, secondo le recentissime previsioni di astronomi francesi, arriverà addirittura prima, nel settembre del 2000!).
L’allarme, dato da astrofisica inglesi dopo che i satelliti avevano individuato l’asteroide nel cosmo, rimbalzò ad Erice alla vigilia dell’annuale meeting sulle “guerre stellari” che ancora una volta convogliava nel Centro “Ettore Majorana” scienziati di tutto il mondo per iniziativa del prof. Antonino Zichichi, ideatore ed animatore degli incontri. Il “World Lab”, il laboratorio mondiale di Erice – spiegò Zichichi – fra i suoi quindici progetti ne annovera uno denominato “Archimede” che vuole osservare e tenere sotto controllo il mondo, un sistema che con i satelliti e i computers è in grado di dirci, in tempo reale, che cosa succede, sia per quanto riguarda i fenomeni naturali, sia per quelli indotti dall’uomo; e Zichichi disse che la “cattura” degli asteroidi che passano vicini alla Terra per studiare i materiali che contengono è uno degli obiettivi della scienza e della tecnologia. Margherita Hack, che da anni dirige a Trieste l’osservatorio astrofisica, per parte sua, in quell’ occasione rilevò che «dai calcoli attuali sembra davvero che questo pianetino debba incontrare la Terra. Cioè se la sua rotta non subirà cambiamenti, dovrebbe scontrarsi con noi. Ma è molto difficile dire oggi dove sarà fra cento anni: questi pianetini sono soggetti a tante perturbazioni e spesso mutano il loro cammino quando si avvicinano ai grandi pianeti. Non sappiamo insomma cosa accadrà quando 1983 TV passerà vicino a Marte e a Venere. Se Marte e Venere non ci dovessero salvare, c’è sempre la possibilità di deviare l’orbita dell’asteroide lanciando razzi oppure facendolo avvicinare da satelliti esplosivi». La scienza, dunque, potrà impedire all’asteroide 1983 TV di distruggere la Terra e di farle fare la fine della leggendaria Atlantide che, secondo alcune teorie, sarebbe scomparsa proprio a causa di un gigantesco meteorite.
Lo scienziato sovietico Alexander Voisekhowki avanzò l’ipotesi più concreta di far intercettare l’asteroide nello spazio.
Il prof. Enzo Boschi, fisico, accademico dei Lincei, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, nel fare le sue considerazioni sulla possibilità o meno di evitare il previsto impatto, avvertì: «Non dobbiamo dimenticare che l’estinzione dei dinosauri è avvenuta a causa di meteoriti».


   

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