| PRESENTAZIONE
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A Gubbio, da sempre, si viene per «vivere»
la Festa dei Ceri, vedere le Tavole Eugubine, conoscere
le memorie francescane, ammirare un complesso urbanistico
ed architettonico irripetibile. Da qualche decennio
a questa parte c’è , in più, un
altro motivo, forse ancora poco conosciuto, che suscita
l’interesse di studiosi, studenti, visitatori
e turisti qualificati: la rarità di un sito chiamato
la Gola del Bottaccione che si trova alle porte della
città, precisamente appena fuori Porta Metauro,
all’inizio del tronco di strada statale che congiunge
Gubbio alla vecchia Flaminia in quel di Scheggia. La
rarità è costituita dalle speciali caratteristiche
delle rocce che qui si trovano e che sono state oggetto
di studio, e lo sono tuttora, da parte di ricercatori
e scienziati. E’ di questo che parleremo nella
prima parte del saggio. Per rendere subito un’idea
del perché sono peculiari queste rocce, basterà
dire che esse hanno registrato la stessa storia che
si può leggere nei sedimenti di certi fondali
degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. E se si
pensa che fare ricerche sott’acqua a profondità
abissali non è poi così agevole, ma è
certo molto più comodo estrarre «carote»
all’aria aperta, si capisce anche l’importanza
e la singolarità della Gola che è stata
scelta, infatti ormai da tempo, proprio per questa sua
virtù, quale «sezione magnetostratigrafica
tipo» per lo studio di un periodo della storia
geologica di cui diremo più avanti.In un interessante
opuscolo dal titolo «Vivere Gubbio» come
aula scolastica, come libro di testo edito nel novembre
1987, Lanfranco Bertolini e Giancarlo Sollevanti indicavano,
tra tanti capitoli significativi del «Libro Gubbio»,
anche la sequenza stratigrafica delle rocce della Gola
del Bottaccione e auspicavano che altri illustrassero,
tra le altre, anche questa testimonianza. E’ quanto
ci proponiamo di fare, con intenti di mera divulgazione,
lieti di poter concorrere a realizzare e sviluppare,
in concreto, la prospettiva della loro felice intuizione
del loro singolare progetto di immaginare Gubbio come
luogo e strumento di una nuova sperimentazione didattica
che, al tempo stesso, riempie di sempre nuovi e interessanti
contenuti, e qualifica ulteriormente, l’offerta
culturale e turistica di una città così
ricca di memorie della storia e della natura. Nel corso
del lavoro di preparazione della pubblicazione abbiamo
ritenuto opportuno, nella seconda parte, allargare l’indagine
e l’approfondimento a tutte le «risorse«
che questo eccezionale «contenitore», la
Gola offre: dalla chiesa di s. Croce della Foce all’Eremo
di s. Ambrogio, dagli insediamenti preistorici all’acquedotto
medievale, dagli aspetti naturalistici ai famosi “Mulini»,
secondo quella che, del resto, fu la impostazione della
Mostra del 1981 organizzata dall’Azienda di promozione
turistica e dalla comunità Montana Alto Chiascio.
Così i lettori potranno disporre di una panoramica
completa e di una piccola guida di tutti i «tesori»
che sono conservati in questa valle che è davvero
uno «scrigno» prezioso ed una testimonianza
singolare di quanto l’uomo e la natura abbiano
qui saputo creare.
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