| Lispezione
di Luigi Fumi non si limitò allesame
della documentazione oggetto della vendita decisa
nel 1900 dal Comune, ma venne da lui estesa a tutto
il patrimonio archivistico cittadino e costituisce,
pertanto, un riferimento obbligato per accertare
la situazione di conservazione degli archivi del
tempo. Nel corso di una settimana di intenso lavoro
si effettuò unattenta ed esaustiva
ricognizione degli archivi eugubini, quasi tutti
destinati, in seguito, a confluire a titolo di deposito
o di versamento nella locale sezione di Archivio
di Stato. Al momento dellispezione, lArchivio
del Comune è dislocato in due stanze del
palazzo Comunale e comprende il nucleo costituente
lantico Archivio segreto, con il preziosissimo
Diplomatico di privilegi e concessioni imperiali
e pontifici, le serie della cancelleria, di tipologia
omogenea ma riferita alle scansioni istituzionali
succedutesi nel governo della città, i carteggi
amministrativi e la cospicua documentazione contabile
e finanziaria.
Nuove
accessioni ai fondi comunali erano state intanto
determinate dallincameramento degli archivi
delle Corporazioni religiose soppresse e dalla
destinazione delle Carte Armanni allArchivio
del Comune. Il materiale dellArchivio storico,
comprendente la documentazione degli organi comunali
e dellamministrazione periferica del Governo
pontificio, del periodo napoleonico e della Restaurazione
fino allunità dItalia, si presentava
al Fumi ordinato, conservato e condizionato secondo
i criteri adottati nel riordinamento effettuato
nel 1888-1889 da Francesco Arduini, segretario
generale del Comune.
La relazione
dellArduini descrive la penosa situazione
in cui versava larchivio: "le scritture
erano dislocate in vari luoghi, gettate alla rinfusa
e ricoperte di macerie, erose dalla polvere e
dallumidità tanto da rendere impossibile
qualunque ricerca". Sono espressioni amare
che sintetizzano in immagini ben definite le drammatiche
condizioni di conservazione dellarchivio
eugubino, ma che sono riferibili a molti degli
archivi del tempo. Protagonisti involontari, ma
non indenni, di alterne vicende di trasferimenti,
dispersioni e manomissioni, destinatari di interventi
di sistemazione a carattere parziale ed episodico,
ancora agli inizi del Novecento la quasi generalità
degli archivi pubblici era caratterizzata dalla
situazione di "sommo abbandono e vergognoso
disordine" rilevata con amarezza da Francesco
Bonaini per gli archivi ravennati.
Lesperienza
di riordinamento compiuta dallArduini sulle
carte comunali era stata confortata dal parere
favorevole di Giuseppe Mazzatinti, esperto conoscitore
degli archivi e delle raccolte bibliografiche
umbre, che aveva espresso la sua stima di studioso
e, come eugubino, la sua compiacenza per i criteri
adottati nel disporre il materiale "per ordine
di tempo e per uniformità di materia";
il Fumi definiva invece i risultati del riordinamento
come parziali e "non imitabili per il metodo
adottato". Lintervento di Francesco
Arduini non aveva riguardato le carte del Fondo
Armanni - ancora conservato presso la Biblioteca
Sperelliana - la cui sistemazione venne affidata
nel 1904 alleugubino Pio Cenci, archivista
dellArchivio Segreto Vaticano, che provvide,
in particolare, a regestare le circa mille pergamene
contenute nellarchivio e solo in parte segnalate
dal Mazzatinti nella ricognizione generale delle
fonti documentarie eugubine pubblicata in Gli
archivi della storia dItalia.
Lispezione
svolta nel 1900 da Luigi Fumi prese in considerazione
anche lArchivio notarile, per il quale egli
sollecitava lindividuazione dei documenti
giudiziari dei tribunali civili confluiti nel
notarile stesso, lArchivio della Pretura
(del quale segnalava i registri giudiziari del
XV secolo), nonché lArchivio della
Congregazione di Carità, con lannessa
documentazione dellOspedale grande e delle
istituzioni ospedaliere delle antiche Confraternite
dei disciplinati. Non sfuggirono allattenta
ricognizione dello studioso gli importanti fondi
documentari degli archivi ecclesiastici della
città e della diocesi dei quali egli rilevava
le generali buone condizioni di conservazione.
Tra quelli da lui esaminati occorre segnalare
lArchivio del Capitolo, ricco, tra laltro,
di pergamene che datano dal secolo XI, studiate
e regestate nel 1600 dal canonico Francesco Armanni
e nel 1833-1834 nuovamente regestate e illustrate
da Giuseppe Pecci, vescovo di Gubbio.
DellArchivio
vescovile il Fumi riferiva che conteneva una preziosa
quantità di atti sinodali e di relazioni
di visite pastorali e rilevava che la documentazione
conservata era tutta posteriore al XVI secolo,
essendo andato distrutto il materiale più
antico per un incendio verificatosi nel corso
del Cinquecento. A conclusione del suo itinerario
ispettivo tra le carte eugubine, il Fumi segnalava,
e la segnalazione assume il significato di un
severo monito, che "grande parte degli archivi
di Conventi soppressi e di luoghi pii è
passata, da molto tempo, in mani private"
insistendo sulla necessità di accentuare
la vigilanza sulle collezioni private, così
numerose anche nella sua città dorigine
e costituitesi spesso a spese degli archivi pubblici.

Occorre
rilevare, a tale proposito, che lintero
settore degli archivi privati presenta problemi
di conservazione ancora più gravi di quelli
degli archivi delle istituzioni pubbliche. Soggetti
a vendite capillari o a sconsiderate divisioni
per successioni ereditarie, la loro dispersione
costituisce un fenomeno che dal XIX secolo ha
assunto sempre più ampie dimensioni, nonostante
laccentuarsi della vigilanza dello Stato.
Per quanto riguarda gli archivi delle famiglie
nobili eugubine è da segnalare la recente
acquisizione alla locale sezione di Archivio di
Stato dellArchivio della Porta, operazione
resa possibile dalla sensibilità dimostrata
dalla famiglia stessa. Ancora insoluto, nonostante
le assicurazioni di disponibilità da tempo
manifestate dagli eredi, è invece il problema
dellArchivio Ranghiasci, anchesso
di notevole interesse documentario per la storia
cittadina.
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