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notizie storiche sulla biblioteca sperelliana

La Biblioteca comunale Sperelliana vanta una lunga tradizione storica: per le sue origini secentesche essa si colloca fra le prime biblioteche sorte con finalità pubbliche, seguendo in ordine di tempo i grandi esempi dell’Ambrosiana di Milano, dell’Angelica di Roma e quello di un’altra antica istituzione culturale umbra, la Biblioteca Augusta di Perugia.

Il 10 giugno 1666, dopo trattative avviate con il Comune, il vescovo di Gubbio, Alessandro Sperelli (1589-1672), donava alla città la propria libreria ricca di circa settemila volumi; con tale iniziativa il dotto vescovo intendeva rendere fruibile un patrimonio che potesse favorire la crescita culturale della comunità e, in particolare, l’istruzione dei giovani. All’atto di donazione faceva seguito il trasferimento della biblioteca in palazzo Pretorio, nelle stanze ad essa destinate.

Con notevole capacità organizzativa lo Sperelli provvedeva a programmare anche l’attività della nuova istituzione: già al momento della donazione aveva nominato il bibliotecario nella persona del canonico Pier Francesco Tondi, destinando ad esso e ai successori nell’ufficio un’assegnazione perpetua di beni per far fronte alle spese di gestione e all’incremento del patrimonio librario; nel 1667 il vescovo istituiva una fondazione - la Congregazione Sperella - e l’anno successivo, nel proprio testamento, la designava erede universale affidandole tra gli altri incarichi anche quello di presiedere all’amministrazione della Biblioteca; alla Congregazione assegnava inoltre il compito di scegliere i futuri bibliotecari.

Sempre nel testamento, lo Sperelli confermava con una normativa minuziosa il regolamento della Biblioteca stessa: "Ho obligato et obligo di novo il bibliotecario, che è, e sarà pro tempore in perpetuo, a tenere aperta la porta della libraria per ispatio di tre hore il giorno in ciascuno dì feriale eccetto il giovedì, in caso che dentro la settimana non vi sia altra festa, et eccettuati i giorni canicolari, et a dare commodità a ciascuno, sì laico come ecclesiastico, sì secolare come regolare, di leggere ogni sorte de libri e pigliarne le note che gli piacerà, et a detto effetto tenervi sempre all’ordine tre calamari con doi o tre penne per ciascheduno, e poi conservare i libri esenti dalle corruttele, farne spesso con code di volpi levare la polvere [...]".

Nel 1684 moriva Vincenzo Armanni, autore di scritti eruditi e attento ricercatore delle testimonianze storiche e letterarie della propria città; nello stesso anno, per disposizione testamentaria del fratello Francesco Maria, il prezioso patrimonio documentario e bibliografico appartenuto allo studioso veniva destinato alla Biblioteca, insieme alle carte di famiglia.

Nel corso dei secoli XVIII e XIX, grazie all’opera illuminata di alcuni bibliotecari, la Sperelliana riceveva contributi proficui che ne consentivano lo sviluppo e la valorizzazione. Interventi tendenti a migliorare la funzionalità del servizio, la fruizione del materiale librario e il suo incremento si devono a personalità di particolare rilievo: nei primi decenni del Settecento, Guidubaldo Angelini effettuava una schedatura sistematica dei volumi conservati, mentre Giacomo Tondi profondeva la sua energia nella Biblioteca per tutta la seconda metà del secolo; di don Agostino Marini, attivo dal 1817 al 1826, si tramanda il ricordo di una profonda competenza culturale e di rigorose qualità morali.

Tra il 1840 e il 1841 il canonico Francesco Tondi eseguiva un accurato lavoro di catalogazione che si concludeva con la stesura di un Indice ragionato per materie e di un indice per autore; tale intervento rispondeva peraltro all’adempimento di precisi obblighi introdotti da una nuova e più severa regolamentazione entrata in vigore dopo il clamoroso ammanco di oltre cinquecento libri riscontrato nel 1836. I due cataloghi del Tondi, i più antichi conservati presso la Sperelliana, consentono di rilevare una consistenza di oltre novemila volumi e una tipologia che privilegiava le opere di carattere storico, giuridico e filologico.

In epoca postunitaria si apriva per la Sperelliana una fase critica determinata dal nuovo assetto politico e dai conseguenti cambiamenti di carattere istituzionale: nel 1863 l’Istituto Sperelli entrava a far parte della Congregazione di Carità e tra quest’ultimo ente e il Comune aveva inizio un lungo periodo di contrasti interpretativi sulla titolarità dei diritti di amministrazione della Biblioteca; sempre in quegli anni, difficoltà dovute al reperimento di spazi adeguati ostacolavano il progetto di accorpamento, ai fondi della Sperelliana, del cospicuo patrimonio librario acquisito dal Comune a seguito della soppressione dei conventi e dei monasteri del territorio; l’operazione, dopo numerosi rinvii, potrà essere realizzata solo alla fine degli anni settanta.

La situazione di crisi non incideva tuttavia sulla crescita della Biblioteca che vedeva aumentare in maniera rilevante la consistenza dei manoscritti e delle opere a stampa grazie anche a donazioni e a lasciti di privati. Già nel 1824 l’erudito Luigi Ranghiasci aveva devoluto la propria libreria con la "pregevolissima collezione di storie municipali di quasi tutti i comuni del vecchio Stato pontificio" (O. Lucarelli); nell’ultimo ventennio del secolo la Sperelliana accoglieva l’importante raccolta dello studioso Luigi Bonfatti e quella del medico Alessandro Mantovani; entrava inoltre in possesso della Biblioteca appartenuta a Pietro e Oderigi Lucarelli, comprendente oltre settemila volumi e un nucleo di manoscritti di carattere bibliografico e documentario di notevole interesse per la storia locale.

All’inizio del Novecento il Fondo Armanni, nel quale erano confluiti anche i manoscritti provenienti dalle collezioni Bonfatti e Lucarelli, veniva separato dalla Biblioteca e annesso al materiale dell’Archivio Storico del Comune.

Le motivazioni di tale passaggio sono da imputare solo in parte a problemi di spazio: verosimilmente, contribuirono a determinare la scelta anche approssimativi criteri di selezione che attribuivano al materiale manoscritto una natura essenzialmente archivistica; quest’ultima ipotesi sembrerebbe avvalorata dal fatto che attualmente presso la Sperelliana sono conservate soltanto opere a stampa.

Contemporaneamente alla separazione del Fondo Armanni, veniva effettuato un nuovo intervento di riordinamento e di schedatura del materiale librario ad opera del bibliotecario Giacomo Belli.

Nel 1937, soppressa la Congregazione di Carità, veniva istituito in sua vece l’Ente Comunale di Assistenza che nel 1953 normalizzava un’intesa con il Comune per assicurare alla Biblioteca un funzionamento e uno sviluppo adeguati alle nuove esigenze della cultura.

A seguito della successiva soppressione dell’Ente Comunale di Assistenza, la Sperelliana diventava di esclusiva pertinenza comunale e nel 1974 lasciava l’antica sede per trasferirsi in locali più ampi, nel complesso monumentale dell’ex convento di Santo Spirito.

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