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documenti di storia eugubina

Un’esemplificazione illustrativa della documentazione archivistica rischia inevitabilmente di mortificare il tutto privilegiando il particolare secondo criteri condizionati dall’ottica delle scelte. Nell’intento, volutamente perseguito, di avvicinare i lettori al "monumento" archivio, le immagini proposte, necessariamente incomplete, tendono soltanto a sollecitare suggestioni connesse a quel "sussurro dei secoli" così percepibile nell’esperienza quotidiana del lavoro d’archivio. A tal fine sono stati individuati alcuni degli innumerevoli documenti identificati dal concorrere di elementi figurativi o da riferimenti cronologici-culturali in qualche modo connessi alla rarità o alla particolare continuità del materiale segnalato.

A grandi linee, gli archivi degli antichi regimi conservati nella sezione di Gubbio fanno riferimento all’esperienza comunale, attestata dalla seconda metà del XII secolo, alla struttura istituzionale realizzata, alla fine del Trecento, con l’inserimento della città nello Stato interregionale del Ducato dei Montefeltro, e al Governo pontificio che si instaura definitivamente nel 1631, alla morte dell’ultimo signore di Urbino, e che, dopo la breve pausa delle istituzioni del periodo napoleonico, è destinato a protrarsi fino all’Unità d’Italia. Corrisponde a tali scansioni storiche una diversa formulazione normativa e organizzativa dell’ordinamento cittadino, immediatamente riflessa dalla produzione archivistica.

Accanto alle scritture prodotte dalle magistrature comunali nell’esplicarsi della loro attività istituzionale e che hanno formato intere serie archivistiche secondo un ben noto processo di sedimentazione, è da segnalare il ricco Diplomatico, selezionato e raccolto dagli organi di governo per comprovare il fondamento giuridico di concessioni e benefici di emanazione imperiale e pontificia, di diritti giurisdizionali sul territorio, delle relazioni concordate con altri Comuni limitrofi. Appartengono a tale fondo le preziose rarità costituite dai due privilegi imperiali di Enrico VI del 1191 e di Ottone IV, del 1211, sigillati con splendide bolle auree: i sigilli riproducono le immagini dei due imperatori, gli attributi simbolici di potere e di autorità propri del tempo e gli elementi architettonici essenziali di Roma caput mundi. La documentazione diplomatica trova la sua principale fonte integrativa nel Libro rosso, cartulario comunale redatto nei secoli XIII-XIV che contiene copie di numerosi atti e diplomi.

Il sistema normativo della città fa riferimento a fonti giuridiche diverse che, nell’età comunale, sono costituite dagli statuti cittadini e dalle delibere delle assemblee legislative. Nella serie Statuti è particolarmente rilevante lo statuto del Comune e del Popolo del 1338, conservato in copia autentica del 1371, che riflette valori e orientamenti della collettività organizzata. Di notevole interesse, per la storia dei rapporti tra il sistema giuridico comunale e gli ordinamenti particolari delle corporazioni economiche e professionali urbane, sono i Brevi delle arti, alcuni dei quali, come quelli della Società dei Calzolari del 1341 e della Corporazione dei falegnami del 1334, miniati e rilegati con tecniche elaborate. Altre fonti normative, nelle successive esperienze di governo ducale e pontificio, trovano la loro formulazione negli Editti e bandi, di diretta emanazione statale, che consentono di verificare il progressivo accentramento delle funzioni amministrative. Le serie della documentazione finanziaria e contabile, sempre più consistenti, testimoniano con particolare evidenza l’incidenza della penetrazione capillare dell’organizzazione statale nel settore delle attività economiche e commerciali. Si segnalano, nella serie Catasti, le numerose mappe, anche colorate, che riproducono con ricchezza di particolari il nucleo urbano e gli insediamenti rurali del territorio eugubino. Scarsamente privilegiato dagli studiosi (per lo più orientati sulla documentazione del Comune medioevale), e quindi suscettibile di valorizzazione, è il cospicuo materiale archivistico delle istituzioni del periodo napoleonico e della Restaurazione, mentre una storia ancora in bianco è quella relativa all’amministrazione giudiziaria in età comunale e moderna, nonostante le possibilità offerte dalla produzione archivistica conservata.

Vanno anche menzionati, per rilevanza quantitativa e per l’interesse storiografico che presentano, i ricchi archivi delle Corporazioni religiose, con consistenti Diplomatici e splendidi nuclei di corali miniati - di natura più propriamente libraria che archivistica - confluiti nella sezione di Gubbio insieme con la documentazione prodotta dai conventi stessi. Fonte primaria per la storia civile, religiosa ed economica della città e del territorio è il cospicuo Archivio notarile che copre, senza soluzioni di continuità, un arco cronologico molto ampio, dagli inizi del XIV secolo al 1936. Una segnalazione particolare, per le modalità singolari della sua formazione e per la rilevanza della documentazione conservata, va fatta delle Carte Armanni.

Tra le pergamene raccolte dall’illustre eugubino (più di mille) sono compresi i due documenti più antichi della città - uno del 921 e l’altro, mutilo, databile agli inizi del X secolo - entrambi provenienti dall’Archivio vescovile.

Sono anche da rilevare, nella grande quantità di scritture archivistiche e memorie manoscritte messe insieme dall’Armanni, gli atti che riguardano le relazioni di Gubbio con altri Comuni, fra i quali il testo in volgare dei capitoli di pace, ricordati nelle cronache del Villani, che Perugia impose alla città nel 1352.

L’esemplificazione potrebbe continuare, ma non si ritiene che l’illustrazione di una più nutrita serie di tasselli archivistici possa essere utile ad aumentare la diffusione della consapevolezza della ricchezza del patrimonio archivistico eugubino, consapevolezza che, pur se sollecitata da un’iniziale e generica curiosità per le rarità conservate, non può emergere che dal diretto contatto con la memoria del passato tramandata dai numerosi archivi della città.

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