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Segnata
da alterne fasi di fortuna costituite da interventi
conservativi e da più consistenti azioni
di dispersione prodotte dal tempo, dallincuria
e dalla scarsa attenzione degli uomini, la storia
delle vicende degli archivi eugubini ha comunque
consentito di preservare alla memoria e alla ricerca
storica pressoché intatto il patrimonio
documentario locale, in gran parte confluito e
attualmente conservato nella sezione di Archivio
di Stato di Gubbio, istituita nel 1957 e dipendente
dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Oggetto di ricerche, anche recenti, appassionate
e ponderose, svolte da studiosi non solo locali,
tale materiale archivistico dispone, peraltro,
di strumenti di corredo inadeguati alla sua piena
valorizzazione, in gran parte costituiti dagli
"inventari" elaborati nel XIX secolo
da cultori di storia patria o da archivisti volenterosi
quanto improvvisati.
AllArduini,
al Fumi, al Mazzatinti, al Cenci è comunque
doveroso riconoscere il grandissimo merito di
aver contribuito sostanzialmente, operando spesso
in condizioni di estrema difficoltà, alla
salvaguardia delle fonti storiche della città.
Il momento più fecondo per la valorizzazione
della documentazione eugubina coincide con le
tendenze storiografiche della seconda metà
del XIX secolo. Mazzatinti ricorda "il Gregorovius,
il Wüstenfeld e altri germanici illustri",
ma sono anche da ricordare i lavori di Cenci,
di Lucarelli e nel secolo successivo, sempre per
il Medioevo, di Hagemann, nonché i compendi
di storia cittadina, dalle origini allUnità,
di Costantini e di Menichetti. Né sono
da dimenticare gli importanti contributi tematici
contenuti nella serie degli Atti dei Convegni
del Centro di Studi umbri.
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