Data: 29/07/2019

Riceviamo e pubblichiamo - IN UNO STUDIO SU ANGELO DA ORVIETO L’ARCHITETTO ROSSI SVELA UN ‘SISTEMA NUMERICO’ CHE COLLEGA LE ARCHITETTURE DI UMBRIA E TOSCANA

E' di imminente stampa il libro  'ANGELO DA ORVIETO  GENIO  DEL SUO TEMPO', frutto  di due anni di ricerche condotte dall'architetto Gaetano Rossi sull'opera dell'orvietano che ha progettato il  Palazzo dei Consoli  e al quale Rossi, in collaborazione con l'architetto Spartaco Capannelli, ha dedicato un precedente libro 'La Platea Comunis e i palazzi pubblici di Gubbio'.  Qui gli autori,  grazie alla rigorosa analisi sull'epigrafe del portale,  danno ancora maggiore consistenza alla tesi  che attribuisce senza  alcun dubbio al progettista orvietano la realizzazione della 'fabbrica' eugubina, la cui costruzione, pensata per la gloria della città, fu decisa  nel  dicembre del 1321.   Ora,  Rossi  riesce a dimostrare un collegamento tra l'opera di  Angelo da Orvieto,  Arnolfo di Cambio e Lorenzo Maitani  e  arriva alla conclusione dell'esistenza, tra i secoli XIII e XIV, di una 'scuola senese' che ha allargato la sua influenza in Umbria.  «Alcuni elementi  delle strutture architettoniche   – spiega Rossi  -  si trovano  in particolare  negli edifici civici di Gubbio e Città di Castello:  il rettangolo aureo, il metodo di proporzionamento "a quadratum", la serie di Fibonacci,  tutte regole che hanno caratterizzato l'opera di Arnolfo,  ampiamente utilizzate anche nella definizione di Palazzo Vecchio, come dimostrato da  illustri studiosi.  C'è  un elemento che sono riuscito a rintracciare nelle opere di Angelo, Arnolfo, e Lorenzo ed è una misura metrica costante, di multipli e sottomultipli, che si ripete nel  Palazzo Vecchio in Firenze, nel Duomo di Orvieto,  nel Palazzo dei Priori di Città di Castello e nel Palazzo dei Consoli.  Soprattutto  in quest'ultimo,  che testimonia tutto  il suo valore,  c'è l'apoteosi delle conoscenze che  Angelo aveva acquisito da Arnolfo e da Maitani, dei quali ne supera le regole. La numerologia, che nel Medioevo aveva anche un legame con il soprannaturale, serviva a dare  indicazioni per proseguire l'opera. La costruzione dell'imponente  Palazzo  dei Consoli  iniziò nel 1332 e teminò circa un secolo dopo, quando Angelo da Orvieto era già morto da tempo. Come avrebbero potuto  le maestranze  completarne  la costruzione?  Forse esistevano dei disegni che sono andati perduti, ma in realtà Angelo  nell'edificare il primo piano del palazzo, quello a livello dell'Arengo,  aveva già indicato il metodo per  terminare la struttura, basandosi appunto su un preciso sistema metrico, nella  ripetizione di  moduli architettonici orizzontali,  quali il portone  principale e le  bifore.  Il susseguirsi  di elementi 'asimmetrici' rintracciabili in tutta la facciata,  conferisce  al  Palazzo una forza inusitata, testimoniando la genialità di Angelo nell'interpretare la cultura artistica del suo tempo, in un equilibrio derivante dal mondo classico ridefinito in forme gotiche ».   A  supporto delle  analisi e dei raffronti eseguiti tra  i  palazzi,  la  pubblicazione di Rossi  è arricchita da un'ampia documentazione grafica.