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Circa
il loro luogo di rinvenimento e il loro numero,
la fantasia di coloro che ne hanno tramandato
la storia si è alquanto sbizzarrita. Secondo un
anonimo cronista del XVII secolo sarebbero state
trovate vicino alla chiesa di San Francesco, "in
una grandissima sala sotterranea pavimentata di
finissimo mosaico, con le pareti coperte di marmi
e ornate di colonne di vari colori, e le nicchie
piene di statue di rame. Dicono che questa sala
era nel Palazzo Regio. Lì furono trovate le XII
Tavole" (1). Secondo il Concioli, il Picotti,
il Bréal, il Lucarelli furono trovate in una camera
sotterranea con pavimento a mosaico riccamente
decorato, vicino al Teatro Romano. Secondo altri
infine furono trovate a Scheggia, paesino a pochi
chilometri da Gubbio, nelle vicinanze di un tempio
dedicato a Giove Appennino. Convalidano questa
loro tesi con il fatto che Paulus Greghori (colui
che vendette le Tavole al Comune) era di Sig.a,
e Sig.a per costoro era l'abbreviazione di Sigia
o Schigia, equivalente a Scheggia. Ma Paulus Greghori
sclavo, ex funzionario dei podestà di allora,
probabilmente cessato il suo ufficio, si accasò
a Gubbio; era di Signa de partibus Sclavonie.
Quindi Sig.a non è Scheggia, ma una città slava.
Infatti Signa, oggi Sinij, è una cittadina vicino
a Spalato, al confine con la Bosnia (2). Circa
il numero delle Tavole Eugubine, l'anonimo appena
citato, tramanda che fossero XII. Leandro Alberti
in Descrittione di tutta l'Italia (3), Antonio
Concioli nella Prefazione agli Statuta Civitatis
Eugubii, Francesco Picotti nella Storia di Gubbio,
manoscritta, tramandano che fossero 9. Paulus
Merula in Cosmographia generalis, tramanda che
fossero 8. Molti altri, più realisticamente, che
fossero 7. Circa l'anno dei loro rinvenimento
non si hanno notizie sicure. Esiste un solo documento
sicuramente certo inerente alle Tavole Eugubine.
Da questo atto, intitolato "Emptio certarum
tabularum eburnearum facta per Comune a Paulo
Sclavo" apprendiamo che furono cedute al
Comune di Gubbio da Paulus Greghori de Sig.a a
nome proprio e in rappresentanza di Presentina,
figlia dei fu Francesco Vici Maggi, e di Angela,
sua moglie. L'atto di cessione, registrato nelle
Riformanze di Gubbio dal cancelliere ser Guererius
ser Silvestri Angelelli Manni de Campionibus porta
la data 25 agosto 1456. (4) In cambio di queste
7 Tavole di bronzo, il Comune di Gubbio cedeva
per due anni i proventi della Gabella sui Monti
e Pascoli (circa 40 fiorini d'oro) con inizio
1° gennaio 1457. Queste famose Tavole Eugubine,
disposte in un determinato ordine successivo,
codificato, sono conservate nel Museo Civico di
Gubbio. Esse hanno le seguenti dimensioni:
la I cm. 66 x 39
la II cm. 64 x 39
la III cm. 40x28
la IV cm. 40x28
la V cm. 47 x 35
la VI cm. 87x57
la VII cm. 87x57
Alcune (la I, la II, la V, la VI e la VII) sono
scritte nelle due facciate, mentre la III e la
IV sono scritte in una sola. Alcune (la I a/b,
la II a/b, la III, la IV, la V a, e parte della
b) sono scritte in caratteri derivati dall'etrusco,
quando Gubbio ad un certo momento si inserì nella
cultura etrusca, e sono databili tra il 200 e
il 120 a.C. Le altre (la V b in parte, la VI a/b,
la VII a/b) sono in caratteri latini, quando Gubbio
subì l'influenza di Roma, e sono databili tra
il 150 e il 70 a.C. Con il Rinascimento ebbe inizio
lo studio di queste eccezionali epigrafi. Furono
riprodotte con impressione solamente manuale nel
1530 per Leandro Alberti (5); poi nel 1613 l'eugubino
conte Giavan Battista Cantalmaggi, con la stessa
tecnica manuale, le riprodusse per Lorenzo Poltri
di Pisa (6). Probabilmente la copia inviata al
Poltri fu utilizzata dallo scozzese Thomas Dempster
che si trovava a Pisa, dove scrisse tra il 1616
e il 1619 il De Etruria Regali, rimasto per lungo
tempo inedito (7). Nel 1718 il vescovo di Gubbio,
Fabio Manciforti, ebbe il permesso non solo di
posare fuori dei Palazzo dei Consoli le 7 Tavole
Eugubine, ma anche di riprodurre alcune copie
"mediante la soprescia", ossia una pressa
meccanica (8). Di queste copie (quante?) ne furono
inviate: - Una al senatore Filippo Buonarroti,
uomo di primissimo piano nella cultura dei Granducato
di Toscana (9). Il Buonarroti veniva continuamente
sollecitato dal "bibliofilo inglese Coke
a tradurre e pubblicare l'opera dello scozzese
Thomas Dempster scritta tra il 1616 e il 1619",
De Etruria Regali (10): cosa che fece nel 1723
con l'aggiunta di un: supplemento "explicationes
et coniecturae", in cui illustrò le 7 Tavole
Eugubine e dette loro l'ordine di successione
attuale. Dopo aver utilizzato queste copie, con
probabilità ne fece dono all'Accademia Etrusca
di Cortona che le conserva nel Tomo V dell'Atlante
Antiquario. - Un'altra copia fu donata al marchese
Scipione Maffei di Verona, con delibera comunale
dell'11 ottobre 1738, in occasione della sua venuta
a Gubbio per vedere e studiare le Tavole Eugubine
(11). Promotore di questo sopralluogo dei Maffei
fu Annibale Degli Abbati Olivieri. Scipione Maffei
aveva già scritto sulle Tavole Eugubine in Istoria
Diplomatica, pubblicata a Mantova nel 1727; dopo
la visione diretta, ne scrisse con competenza
nel volume VI di Osservazione Letteraria nel 1737-1740.
- Un'altra copia difettosa è conservata nella
Sezione dell'Archivio di Stato di Gubbio. Lunghissimo
è l'elenco degli studiosi che si sono occupati
dell'interpretazione delle Tavole Eugubine: Stefano
da Cremona, Gabriel Gabrielli, Iustus Lipsius,
Johannes Gruterus, Bernardinus Baldi, A.v. Skriek,
Thomas Dempster, Filippo Buonarroti, Giovanni
Vincenzo Capponi, Scipione Maffei, Aloisius Bourguet,
Annibale Degli Abbati Olivieri, Johannes Baptista
Passeri, Antonius Franciscus Gori, Aloisius Lanzi,
Carolus Otofredus Muller, Richardus Lepsius, Christianus
Lassen, G.F. Grotefend, S. Th. Aufrecht, A. Kirchoff,
Huschke, Newman, Baker, Ariodante Fabretti, L.I.F.
Janssen, G. Conestabile, Michael Bréal, Franciscus
Bucheler, Bugge, Robert v. Planta, R.S. Conway,
A. Ceci, 0. Nazari, R.G. Kent, A.v. Blumenthal,
Goidànich, Ribezzo, Coli, Prosdocimi, Pallottino,
Devoto, Moscati ecc. Le Tavole Eugubine contengono
la descrizione dei riti religiosi che in occasione
delle feste, le Bimestrali e le Cereali, dovevano
essere seguiti con un particolare cerimoniale.
Da questo lunghissimo testo poi apprendiamo notizie
fondamentali per la storia eugubina, raggruppabili
in due capitoli:
Il culto religioso a Gubbio
La struttura sociale e il territorio di Gubbio.
(Piero Luigi Menichetti)
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