Descrizione
GUBBIO (22/06/2026) - Di seguito il testo integrale del discorso fatto dal sindaco Vittorio Fiorucci all’arrivo del tradizionale corteo al Mausoleo dei Quaranta Martiri.
Autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, familiari dei Martiri, cittadine e cittadini,
oggi Gubbio si raccoglie davanti a una delle pagine più dolorose della propria storia. Non siamo qui soltanto per compiere un rito, ma per rinnovare un patto con la memoria, con la libertà e con la pace.
La memoria dei Quaranta Martiri è una ferita che non può essere dimenticata e una responsabilità che non può essere tradita. Quegli uomini innocenti, strappati alla vita, alle famiglie e alla nostra città, ci ricordano fin dove può arrivare l'uomo quando la forza si sostituisce al diritto, quando il potere si separa dalla coscienza e quando l'altro non è più riconosciuto come persona.
La strage dei Quaranta Martiri non fu un episodio isolato, ma parte di una stagione terribile che nel 1944 attraversò l'eugubino-gualdese e molti territori dell'Italia centrale, lasciando dietro di sé violenze, rappresaglie e lutti civili. Ricordarlo significa comprendere una verità semplice e durissima: quando il diritto cede alla forza e l'uomo viene disumanizzato, a pagare sono prima di tutto i civili, le famiglie e le comunità.
Memoria e verità
Per questo dobbiamo essere grati a chi, negli anni, ha studiato, documentato e raccolto testimonianze, ricostruendo episodi e responsabilità. La memoria ha bisogno del cuore, ma ha bisogno anche della verità. Senza verità la memoria diventa fragile; senza memoria la verità resta muta.
L'antifascismo come fondamento della Repubblica
Oggi dobbiamo dire con chiarezza che l'antifascismo non è una parola di circostanza né una formula da pronunciare nelle cerimonie. È il fondamento morale e costituzionale della Repubblica italiana. Antifascismo significa rifiuto della dittatura, della violenza politica, della sopraffazione e di ogni potere che calpesti la dignità della persona. Significa, in definitiva, difendere l'uomo quando l'uomo rischia di essere negato. E questo vale ieri, oggi e domani.
La memoria che parla al presente
La memoria, se è autentica, non resta chiusa nel passato. Interroga il presente. Viviamo in un tempo difficile, nel quale guerre vicine e lontane continuano a colpire i popoli e i civili pagano il prezzo più alto. Famiglie, bambini e comunità intere vengono travolti dalla logica della forza. Di fronte a tutto questo non possiamo abituarci. Dobbiamo dire con forza no alla guerra come metodo, no alla guerra come soluzione, no alla guerra come destino inevitabile dei popoli. La pace non è debolezza, ingenuità o indifferenza. È una costruzione difficile che richiede giustizia, diritto, diplomazia, coraggio e responsabilità. L'articolo 11 della Costituzione rappresenta un vero cambio di civiltà: l'Italia ripudia la guerra non perché ignori il male, ma perché ne ha conosciuto le conseguenze.
La responsabilità della libertà
Primo Levi ci ha insegnato che la disumanizzazione non comincia sempre con il fragore delle armi. Comincia quando si spezza la solidarietà, quando l'altro diventa invisibile e quando la sofferenza altrui non ci riguarda più. Per questo la commemorazione ci chiede vigilanza. Ci chiede di riconoscere i segni dell'odio prima che diventino violenza, di custodire la libertà prima che venga minacciata e di educare i giovani alla memoria, non come peso ma come orientamento. La libertà non basta ereditarla: bisogna meritarla, praticarla e difenderla ogni giorno. Vive nel rispetto delle istituzioni, nella responsabilità delle parole, nella cura dei più fragili e nella capacità di discutere senza odiarsi.
Una comunità che ricorda
Anche un Comune e una comunità locale sono una scuola di democrazia. Qui si impara che la libertà non è fare ciascuno ciò che vuole, ma vivere insieme sotto regole giuste, prendersi cura dei luoghi, delle persone e della memoria, costruendo ogni giorno il bene comune. Per questo Piazza Quaranta Martiri non è soltanto uno spazio urbano: è una pagina aperta della coscienza eugubina. Ci chiede che cosa vogliamo fare della nostra memoria, se lasciarla ai monumenti o portarla nelle scuole, nelle famiglie, nelle istituzioni e nella vita quotidiana. Una città che dimentica diventa più fragile. Una città che ricorda male diventa più divisa. Una città che ricorda bene diventa più libera.
Tre impegni per il futuro
Oggi, davanti ai nostri Martiri, rinnoviamo tre impegni: difendere sempre la dignità della persona, custodire la libertà democratica e lavorare per la pace, senza ingenuità ma senza rassegnazione, sapendo che la pace non è assenza di coraggio, ma il suo uso più alto. La memoria dei Quaranta Martiri non ci chiede odio, ma giustizia. Non ci chiede vendetta, ma coscienza. Non ci chiede di restare prigionieri del passato, ma di costruire un futuro più umano. Da Gubbio, città antica, città ferita, città capace di trasformare il dolore in coscienza, rinnoviamo il nostro impegno: no alla dittatura, no alla violenza politica, no alla disumanizzazione, no alla guerra; sì alla libertà, sì alla democrazia, sì alla dignità della persona, sì alla pace fondata sul diritto, sulla giustizia e sulla responsabilità. Che il sacrificio dei Quaranta Martiri continui a essere per tutti noi ammonimento, luce e dovere. Viva la memoria dei Quaranta Martiri. Viva Gubbio. Viva l'Italia libera, democratica e repubblicana.
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Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2026, 12:30