Riceviamo e pubblichiamo – NOTA DEL DIRETTORE SALCIARINI DELL’UFFICIO DIOCESANO PER I BENI CULTURALI SU STATUE DEI SANTI DEI CERI

26/05/2017

Pubblichiamo una nota a forma del direttore Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Paolo Salciarini. “Torna puntuale, come l’equinozio di primavera o il solstizio d’estate, la protesta di chi non vuole le Statue dei Santi dei Ceri, non più utilizzate, nella Raccolta di Memorie Ubaldiane, ma nella chiesa dei Muratori. Si raccolgono firme, si scrivono proclami, appaiono articoli sui giornali.   Ci mancava la caduta del cero di S. Ubaldo con il conseguente rovinoso trauma alla statua del Santo per riaprire una stupida ed incredibile diatriba che vuole sui ceri le vecchie statue dei Santi; una polemica alimentata dall’attenzione pruriginosa di qualche corrispondente della stampa e di chi crede di assicurarsi, così, posti preminenti all’interno del cero.   Credo opportuno dire subito che i Santi dei Ceri  “messi a riposo” devono restare e resteranno dove si trovano, con una decisione concordata alla presenza dell’assessore comunale, della rappresentante della Soprintendenza, del rappresentante della Curia Diocesana, dei Dirigenti l’Università dei Muratori e dei rappresentanti le Famiglie dei Ceri, quindi di tutte le componenti ceraiole, e,  senza rinviare le motivazioni ad altra occasione, ne do subito le mie motivazioni ripetendo quanto scrissi circa due anni fa in una analoga situazione, sperando sinceramente di non doverci più  perdere altro tempo.  Il Museo o meglio la Raccolta di Memorie Ubaldiane è il luogo in cui la memoria del patrono della città e dell’intera diocesi non è scritta ma è mostrata, almeno nei suoi momenti più significativi. E’ il luogo per raccontarsi e recuperare così la memoria storica rendendo un servizio all’uomo contemporaneo, perché lo ricollega alle sue radici, lo rende più informato, capace di vivere  con maggiore pienezza il suo presente.  Realizzando tale Raccolta, il Comune di Gubbio e la Chiesa Eugubina hanno dato compimento innanzitutto ad un auspicio formulato da tutti, colmando una lacuna che da tanto tempo veniva sollecitata, prevista anche dall’ultima convenzione firmata tra Comune e Diocesi per la gestione della Basilica del Patrono e dei locali annessi: quella di avere un luogo in cui raccontare se stessi, nel rapporto con il nostro Santo Patrono, con la testimonianza  dei cosiddetti beni culturali nella loro molteplice articolazioni.  E’ in  questo contesto che la presenza dei “Ceri Mezzani” e dei tre “vecchi Santi” è importante perché raccontano la religiosità di un popolo ed il suo amore verso il Patrono.  I “Ceri” e “Santi” sono lì a ricordare l’imponente Luminaria che si protrasse  per molti mesi dopo la morte del nostro Protettore tra l’intensa emozione dei fedeli.

I “Ceri” con i “Santi” sono lì a ricordare la Corsa verso il Patrono, un incredibile grande rito colmo di entusiasmo per la velocissima corsa che porta i Ceri sulle pendici del monte, con un volo agile, potente e sofferto cui tutti i ceraioli  si sottopongono, con il cuore gonfio di gioia, consapevoli che il solo premio sarà la soddisfazione di aver onorato la memoria del Santo Protettore. Giova comunque ricordare che ogni raccolta d’arte ha una storia  che i moderni criteri museografici impongono di rispettare e di porre più possibile nella piena luce. Si conviene infatti da parte di tutti che, al di là del puro valore estetico delle singole opere, nelle collezioni sono documentate vicende irrepetibili, significati particolari che non possono essere disattesi  e tanto meno rimossi  senza  che si alteri, fino a snaturarla, la ragione stessa – storica, artistica, scientifica – per cui la raccolta è nata, si è accresciuta continuamente ed esiste. I tre Santi, non più utilizzati nella grande Corsa, stanno nel luogo più consono alla loro storia, qualsiasi altro luogo diverso da quello snaturerebbe la loro stessa presenza. Sono collocati dove è l’antica pregiatissima urna del Santo, dove sono gli indumenti che hanno ricoperto il suo sacro Corpo, dove sono importanti reliquie sulla storia del nostro Patrono.  Trasferirli nella chiesa di S. Francesco della Pace detta dei Muratori, dove già son presenti altre tre identiche raffigurazioni degli stessi Santi, trasformerebbe la chiesa stessa da luogo di culto a magazzino di “pupari”, perché non ci sono le ragioni logiche alla loro doppia presenza. E’ antipatica per la verità anche la diceria che nel Museo delle Memorie Ubaldiane non li vede nessuno perché son sempre chiuse; questa diceria è rivelatrice di qualcosa di più grave, perché significa che la lunga serie di firmatari della petizione non salgono mai in cima al “Colle Eletto” altrimenti si sarebbero accorti che i locali del  “Museo” sono sempre aperti anche nei giorni di neve, mentre con sicurezza possiamo affermare che oltre 50.000 persone all’anno, entrano, ammirano e leggono le didascalie esplicative anche sui tre Santi. E’ infine bambinesco e persino ridicolo, lasciatemelo dire, fare continuamente i paragoni se erano più belli quelli vecchi o quelli nuovi. L’uso delle statue e delle immagini nel culto cristiano ha un valore estrinseco, possiamo dire che tale uso è utile per il culto esteriore e comunitario, dato che questo ha bisogno di “simboli del culto”, intorno a cui esprimersi; tuttavia senza il culto interiore e personale, improntato a retta fede e a vera ricerca di Dio, l’uso di questi simboli non esprime alcun autentico culto e scade facilmente in superstizione, in magia o in adempimento di tradizioni umane. Ciò che di sacro hanno non è la loro rappresentazione materiale, ma il loro significato simbolico, che crea unione tra il fedele e il mondo celeste. Per questo icone, statue sacre e altri oggetti di culto hanno forme e adornamenti, che derivano dal loro valore simbolico e non naturale”.

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21/12/2021